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AGOSTO 2020: I NEGOZI DEVONO CHIUDERE PER FERIE O RESTARE APERTI?

Questa volta l’articolo inedito del nostro Contributor Vincenzo Agliottone parte da una domanda di strettissima attualità e, considerando tutte le ripercussioni che il Coronavirus ha avuto sulle vendite al Dettaglio, fornisce a Cartolai, Librai, ecc. chiare motivazioni per chiudere o non chiudere i negozi per le “classiche” ferie di agosto.

 

I due mesi di lockdown hanno interessato in maniera trasversale quasi tutti i settori merceologici e produttivi, e avuto delle ripercussioni economiche – e non solo – molto significative. Anche i negozi al dettaglio non sono stati esenti da questa situazione, anzi sono stati in prima linea.

Naturalmente, in un momento come quello attuale risulta anche abbastanza difficile riorganizzare il proprio lavoro, ma dobbiamo stringere i denti e confidare in una regolare ripartenza delle scuole, così che il Back to School – e, di riflesso, tutto il comparto della Cartoleria – possa fare da traino per la seconda parte dell’anno.

 

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Nel frattempo, però, viene spontaneo chiedersi se sia giusto o meno chiudere per le vacanze estive, e a tal proposito abbiamo interpellato Erica Pedretti (nella foto sotto), Retail Account Specialist presso The NPD Group, che ha rilasciato un’interessante opinione a riguardo:

Da un’analisi dei dati in nostro possesso emerge che nel periodo post-COVID che va dal 25 maggio al 12 luglio 2020, il mercato del Giocattolo registra un +10,5% di vendite rispetto allo stesso periodo del 2019, con una crescita uniforme e costante su quasi tutte le categorie, contrariamente al trend del periodo cumulato dall’inizio dell’anno ad oggi (YTD Dec ‪30 2019 – Jul ‪12 2020) che rimane purtroppo negativo e pari al -12,8%. Questi dati vanno a supporto del fatto che essendo l’anno in corso ancora in perdita rispetto al precedente, ed essendo le ultime settimane post COVID state positive per il mercato del Giocattolo, l’apertura durante il mese di agosto potrebbe rappresentare un’opportunità per recuperare almeno parte delle vendite perse durante il lockdown.

 

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Servizi e shopping anche in piena estate

Secondo alcune statistiche emerge che 10 milioni di italiani non potranno permettersi una vacanza, e non soltanto per una questione economica, ma anche perché molti sono stati costretti a usufruire delle ferie – o di parte di esse – durante il periodo di lockdown.

Quindi la maggioranza degli italiani resterà a casa, e molto probabilmente dovrà continuare a lavorare. Occorrerà dunque offrire loro servizi e prodotti a sostegno delle attività delle loro famiglie. Chi potrà farlo inoltre, non rinuncerà al benessere personale e a quello dei propri bambini, e come spesso accade in questi casi, gli acquisti potrebbero rappresentare un vezzo piuttosto che una reale esigenza, quindi, in un modo o nell’altro, chi resta spende!

Un altro punto sul quale riflettere è la conformazione del calendario di agosto, che vede le due settimane centrali, storicamente scelte dagli italiani per la chiusura estiva, cominciare l’8 e finire il 23, decisamente troppo presto per chiudere e altrettanto presto per riaprire.

 

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Altro aspetto è la data di inizio saldi e sebbene non ci sia una linea comune, quel che è certo è che agosto sarà il mese clou: il periodo in cui gli amanti dello shopping potrebbero invadere negozi e centri commerciali.

Inoltre la stragrande maggioranza degli italiani preferirà spostarsi sì, ma di poco, scegliendo come mete le principali città d’arte per riscoprire le bellezze e i sapori della nostra terra.

Sempre più italiani invece scelgono di staccare la spina tra luglio e settembre, periodi nei quali si spende decisamente meno e al caos delle spiagge di agosto si preferiscono città semi vuote e più vivibili.

Anche la questione legata all’affidabilità dei punti vendita risulta importante in momenti come questi, perché nel caso di lavoro continuativo garantiremmo ai nostri clienti un servizio efficace anche in pieno agosto.

 

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Insomma, un’ulteriore perdita di fatturato sarebbe veramente ingiustificata, ma appare chiaro che per mantenere una linea di condotta omogenea servirebbe sentire il parere delle associazioni di categoria, ma attualmente sembra impossibile, senza considerare che la stragrande maggioranza delle piccole attività commerciali contano al massimo 3 dipendenti, e spesso sono a conduzione familiare, per cui non sempre si può garantire una valida turnazione.

Le variabili sono dunque tantissime, e oltre all’aspetto economico, resta invalicabile il fattore organizzativo, e che siano oculate o meno le nostre scelte, avremo sempre la sensazione di aver lasciato qualcosa per strada.

 

A cura di Vincenzo Agliottone

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