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BIG BUYER DIGITAL: L’IMPORTANZA DEL BENESSERE NELL’AMBIENTE LAVORO

La sicurezza degli impianti di ventilazione e climatizzazione negli ambienti di lavoro e nei luoghi chiusi dovrebbe rivestire un ruolo di primo piano, sia al tempo del Covid sia durante l’attività tradizionale. È anche da qui che prende forma tutto il concetto di Benessere in Ufficio di cui si è parlato a Big Buyer Digital e che Fornituristi e Grossisti possono trasferire alla loro clientela durante le attività commerciali di ogni giorno.

 

Generalmente si pensa che l’inquinamento dell’aria sia un fenomeno tipico dell’ambiente esterno e che all’interno degli edifici e degli Uffici, la situazione sia sostanzialmente migliore. I dati scientifici raccolti negli ultimi trent’anni smentiscono però tale convinzione. Se si considera poi che nelle società dei Paesi sviluppati, la popolazione trascorre una parte rilevante del proprio tempo (più del 75%) all’interno di edifici o in altri luoghi chiusi, si comprende perché il fenomeno dell’inquinamento indoor sia di primaria importanza nell’ottica di una effettiva tutela del Benessere e della salute umana.

Ha fatto il punto su queste evidenze e presentato un quadro, aggiornato e completo, dei benefici da considerare quando si parla di ventilazione e di climatizzazione il webinar che Andrea Casa (foto sotto), Presidente Emerito di A.I.I.S.A.-Associazione Italiana Igienisti Sistemi Aeraulici e Membro del Consiglio di Amministrazione di NADCA, ha tenuto a Big Buyer Digital, intitolato: “Impianti di trattamento aria: garantire la sicurezza e la salute delle persone nei luoghi chiusi ai tempi del COVID-19”.

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Innanzitutto, quando si parla di impianti di trattamento aria, dal punto di vista funzionale, si fa riferimento a tre grandi categorie:

condizionamento, che introducono negli ambienti chiusi una determinata quantità d’aria, necessaria al Benessere delle persone, con determinate caratteristiche di velocità, temperatura e umidità relativa;

termoventilazione, che, a differenza di quelli di condizionamento, non controllano l’umidità dell’aria introdotta;

ventilazione, inseriscono dell’aria rinnovata dall’esterno ed estraggono quella già contenuta in un locale, ma non fanno controlli a livello termico, di umidità o altro.

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I rischi associati a questi impianti sono di due tipologie: legate al malfunzionamento dell’impianto stesso, che deriva da un default e che blocca le funzioni ordinarie, oppure legate alla contaminazione (foto sotto), che può essere di natura chimica (dovuta principalmente all’accumulo di polveri sottili), fisica, legata al gas Radon o microbiologica, connessa alla proliferazione di batteri, virus, miceti.

 

Cosa può succedere nei luoghi di lavoro?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a conclusione di una serie di studi realizzati negli ultimi vent’anni da gruppi di ricercatori di nazioni diverse, a latitudini differenti, su lavoratori con compiti e ritmi di lavoro confrontabili ma non sovrapponibili, ha dimostrato come le contaminazioni chimico-biologiche derivanti dagli impianti di climatizzazione scarsamente igienizzati siano una delle principali cause di vari tipi di patologie, tra le quali la Sick Building Syndrome (SBS – Sindrome dell’Edificio Malsano) che presenta sintomi vari e non specifici, quali cefalea, tosse, senso di costrizione toracica, irritazione delle mucose e della cute, bruciore ed arrossamento degli occhi, malessere diffuso. Tale sintomatologia si manifesta in un’alta percentuale dei soggetti esposti ed è cronologicamente associata all’attività lavorativa, poiché spesso si attenua o si risolve con l’allontanamento dall’ambiente malsano.

Altre patologie diffuse sono le Building Related Illness (BRI – Malattie correlate agli edifici), causate da batteri, miceti, virus, oppure da polveri e contaminanti chimici e che presentano un quadro clinico generalmente uniforme, recupero prolungato nonostante l’allontanamento dall’edificio e la necessità di rimuovere l’agente contaminante al fine di ottenere la guarigione del paziente.

 

La diffusione del Covid-19

Data la contingenza attuale, il webinar che si è svolto a Big Buyer Digital ha proposto un focus specifico sul Covid-19. Il punto di partenza è stata la grande importanza della ventilazione (naturale o meccanica) dei locali, Uffici compresi (foto sotto). Un soggetto infetto, parlando o respirando, rilascia durante qualche decina di minuti nell’aria dell’ambiente chiuso particelle che restano sospese nell’aria e che possono andare a infettare altri soggetti: situazione molto più rara se si procede ad un ricambio frequente d’aria, in modo o naturale – attraverso, ad esempio, l’apertura di una finestra – oppure mediante un impianto di trattamento aria.

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Tra gli impianti meccanici che hanno meno fattori di rischio segnaliamo quelli a tutta aria esterna, senza quindi aria di ricircolo, che sarebbe bene poter far sempre funzionare alla massima portata di volumi d’aria in entrata e in uscita (Slide 1).

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Numero di ricambi d’aria e tempo richiesto per l’eliminazione di aerosol e inquinanti gassosi in un ambiente

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Aumentano invece i fattori di rischio con impianti dotati di sistema di ricircolo d’aria (monozona o multizona), utili ai fini del risparmio energetico e che, tra l’altro, sono molto diffusi nell’ambito Office Department. Con questo genere di impianti, le particelle infette emesse da soggetti presenti in un determinato locale potrebbero essere propagate in tutti gli ambienti serviti dall’impianto.

Sempre nell’ambito Ufficio sono molto diffuse anche le unità locali a fan-coils e a split system che possono essere associate a impianti a tutta aria esterna, o di ricircolo, oppure svincolate da impianti di ventilazione meccanica.

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Il problema di queste unità locali è costituito dall’alterazione delle distanze di sicurezza a causa dei flussi d’aria emessi. Esse, infatti, funzionano a “tutto ricircolo” per definizione. Pertanto, affinché le unità lavorino al meglio, per incrementare il benessere nei luoghi di lavoro in cui sono inserite, è importante diminuire la velocità dell’aria e applicare un corretto piano di gestione igienico-manutentiva.

 

Sanificazione negli Uffici: cosa fare e cosa non fare

Specialmente negli ultimi mesi, a causa dell’emergenza sanitaria da Coronavirus che ha colpito il nostro Paese, si è attribuita molta importanza alle operazioni di sanificazione degli impianti di trattamento aria e degli ambienti di lavoro, come misura da adottare nei Protocolli di contrasto e contenimento della diffusione del Covid-19.

Il Dott. Casa ha però fatto suonare un campanello d’allarme:

E’ necessario fare chiarezza, perché da troppe parti provengono indicazioni confuse, quando non completamente errate. In un momento come quello attuale, molte aziende hanno visto nell’attività della sanificazione, considerata essenziale e pertanto consentita, una possibile alternativa alle attività ordinarie. Questo ha determinato l’ingresso nel mercato di operatori non del tutto formati e competenti, che hanno contribuito a generare un certo tasso di confusione e contraddittorietà nei messaggi commerciali e nelle pratiche operative.

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La sanificazione, è importante precisare, annovera infatti due fasi distinte, ma non affatto indipendenti tra loro ed entrambe necessarie: pulizia e/o detersione; disinfezione o sterilizzazione. Le sole operazioni di pulizia e detersione non possono costituire un’attività di sanificazione. E, al contrario, le operazioni di disinfezione o sterilizzazione, in assenza di quelle preliminari di pulizia o detersione, non possono costituire una valida attività di sanificazione.

Tra best practice e avvertimenti sono stati, quindi, veramente molti gli input che il webinar di Big Buyer Digital ha saputo dare ai Professionisti della Distribuzione – Global Player, Fornituristi e Grossisti – che lavorano nell’ambito dell’Ufficio e attribuiscono un’importanza sempre maggiore al concetto di Benessere e a tutte le sue declinazioni.

 

Di Luna Tacconi

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